A Pusceddu! (ovvero le amiche e le vacanze)

di mykoize

Mare

Il mare è quello della Sardegna, limpido, chiarissimo. Un profumo di eucalipto e di fichi d’india, sabbia  che è polvere di stelle, luccica se la smuovi piano.

Io

Ci sono io, più che mai. Lucida, stranamente. Per la prima volta i muri mentali reggono, lo iodio non mi fa piangere.

Martina

Marty mi accoglie con un abbraccio e con un’allegria che ti spiazza. Non sono sicura di essere mai stata così come lei, spensierata. Anche se lei non è “s-pensierata” per niente, ma il sorriso non le manca mai: soffre in un lavoro che non le piace, che si tiene stretta perché vuole realizzare i suoi sogni. Soffre per mille altre cose, che le guizzano sotto pelle, e non te le racconta, ma appaiono ogni tanto velandone lo sguardo e rendendole più malinconico il sorriso. Si nasconde dietro di me mentre aspettiamo Giulia all’aeroporto. Chiede scusa molto e non dovrebbe, non ha nulla da farsi perdonare. Parliamo molto, ci parliamo sopra a vicenda. Abbiamo troppo da dirci, troppo poco tempo per farlo.
Si preoccupa che io mangi, visto che lei non lo fa.

Città

Passeggiare da sola con una guida in mano. Scoprire. Non lo faccio da troppo, dovrei farlo più spesso. Riprendo la mano in fretta, imparo le strade, i nomi, i volti della gente. Mi immagino abitante per un po’. Solo per un po’.

Giulia

Giulia esce dall’aeroporto senza guardarsi intorno e si perde il mega cartello (mio, ovviamente, signora esuberanza) e il cartello piccolo di Martina, arabescato e complesso come lei. Non guarda la gente negli occhi, ci costringe a saltare per farci notare. E’ di una timidezza che mi intenerisce. Ci portiamo un anno, ma io mi sento sempre un po’ madre con lei, a guardia e a protezione. Che mi impensierisce, perché come tutte le madri ci si sente a metà tra la voglia di proteggere e quella di aiutare a vivere nel mondo.
Giulia mi prende in giro perché mi sbrodolo, mi dà la chiave della stanza perché non la perda ( a me?), si preoccupa quando perdiamo il bus che io non sia agitata, perché gli orari sono la mia paranoia.
Battibecchiamo spesso, ma quando si tratta di cibo siamo in perfetto accordo, due golose di prima categoria.
Non vuole che io la trucchi, ma mi chiede di metterle l’aloe sulle scottature.

Viaggio

C’è lo strappo dell’aereo che sale, gli autobus dall’aeroporto e gli autobus nel nulla.
La macchina col finestrino aperto verso la spiaggia.
C’è il muoversi lentamente, c’è la tranquillità.

Alessandra

Ale saltella, fa le vocine e ti minaccia di tagliarti le mani se cade qualcosa per terra. Non per questo è meno adulta, anzi è materna (anche se mi ammazzerà per averla definita così).
Ma la verità è che lei accudisce con dolcezza: noi, Cristiana, Pablo e Maia, l’orto giardino.
Mi presta le scarpe, ci consiglia gocce, ci riempie il piatto fino a scoppiare.
Battibecca spesso con Pier, ma è un litigio finto e amoroso che lascia intravedere un rapporto dolce e saldo.
Non si vuol far fotografare, ma ci porta nei posti più belli che conosce.
Ha il suo passato, ma è fiera ed orgogliosa di come le cose siano andate. Anzi, di come abbia fatto andare le cose.
Sprizza energia da tutti i pori e come fa la retromarcia col frisbee lei, nessuno mai.

Cristiana

Cri sembra una bambola di porcellana, diafana. Ma non è una donna delicata, è una donna forte e di carattere, di quelle che portano il mondo sulle spalle.
Quando parla con Iris si concede di tornare bambina per un po’.
E’ madre amorevole di Mattia, bambino silenzioso abituato a vivere nel mondo degli adulti (abbastanza da sapere esattamente quando piazzare una battuta pungente).
Cerca sempre di dare il meglio di sé, anche attraverso una torta all’anguria con la pastafrolla spaccata (e non se ne sarebbe accorto nessuno, dai, se non ce lo dicevi).

Nomi

Nomi strani, che finiscono con le s e con le u. Zeta dure come zucchero e io con questa S/Z romagno-marchigiana.
Nomi di cibi impronunciabili, ma che ti importa di pronunciare solo fino a quando li assaggi e poi, ma sì, chissenefrega.
Nomi di luoghi che stridono tra i denti, ma poi ti lasciano a bocca aperta.
Nomi di amiche, di sindaci, di persone con nome straniero e cognome sardo.

Bellezza

Bellezza, tanta bellezza. Nel cielo, nel mare, negli occhi.
Ma soprattutto di persone. Amiche belle, belle davvero. Belle d’anime e di una bellezza rara. La bellezza di Giulia, occhio azzurro e mente sveglia. La bellezza di Martina, sottile e luminosa. La bellezza di Alessandra, affascinante e accogliente. La bellezza di Cristiana, delicata e preziosa.
Bellezza che non vedono nello specchio e non capisco perché.
Bellezza che io nemmeno dopo dieci ore di seduta di trucco.