Un autobus chiamato desiderio

di mykoize

Pare che io sugli autobus ci abbia passato la vita. Per andare a scuola, in università, a lavoro.
Per tornare a casa.
Una cosa che mi stupisce sempre sono le persone.
L’autobus del mattino – quello delle 7 e 47 per intenderci – non è mai pieno.
Arriva carico di studenti, ma si svuota perchè per fortuna faccio il percorso inverso.
Alla fine su questo autobus siamo sempre le stesse persone e poco ci manca che ci salutiamo.
La signora che fa il turno di notte all’ospedale al capezzale del marito.
La madre di colore con due bambini bellissimi da portare all’asilo.
La badante dell’est che si occupa di un signore anziano.
La ragazza che fa la scuola di moda.
L‘insegnante al liceo.
Il signore di cinquant’anni vestito come un ventenne.
Molti “vucumprà” che se ne vanno in giro con grossi borsoni pieni di oggettini vari e che parlano pidgin english.
I due nonnini che se ne vanno chissà dove invece di stare a casa al caldo.
La nonnina che scende al cimitero.
E poi io che curioso nelle loro vite.