La Televisionaria

Siamo noi che guardiamo la televisione o è lei che guarda noi?

Memento

Visto che ancora qualcuno mi aggiunge qui, questo è un post giusto per ricordare che mi sono spostata di qui

La televisionaria

Xoxo

(come fanno gli americani)

Mykoize

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Traslocando virtualmente

Insomma mi sto spostando.
Ho preso su tutte le mie scemate e ho dato loro una nuova casa con il punto it e senza wordpress (ma sempre wordpress è alla fine).
Non so come si svilupperà, quanto tempo avró, ma mi piacerebbe raccontarci il mondo.
Sí, perché mi é tornata la voglia di viaggiare e forse è un bene e forse è un male.
Chissà.
Si procede a tentoni in questa vita, forse un po’ per caso.

latelevisionaria.it

Di chi copia e chi no

Ieri sera sono incappata in una conversazione tra le mie coinquiline mentre cercavano di architettare un modo per mandare qualcun’altro all’esame o perlomeno scopiazzare alla grande.
Nel mio inutile quanto fuorimoda tentativo di far loro notare che è molto meglio ridare un esame, piuttosto che farsi a beccare a copiare (dai ragazze, il liceo è finito.), hanno obiettato che “tanto poi si fa cosí no? È cosí che va il mondo, prima si impara e meglio è.”
Se c’è una frase che odio è questa, ” è cosí che va il mondo”.
Sticazzi.
È la scusa piú vigliacca che ci sia e l’Italia ne è affetta piú di altri paesi.
Non è una cazzata, è un modo di pensare: cosí va il mondo, cosí mi adeguo e così mi scarico la coscienza.
Poi c’è, la crisi, i parlamentari rubano, non ho la pensione e la sanità costa una tombola.
Cambiamolo sto mondo, cambiamo il modo di pensare.

Sì, cambiare.

Mi hanno detto che sono cambiata.
Mi hanno detto che sono più bella, che sono non sono più la stessa.
La gente si sorprende quando mi vede dopo tanto tempo e dice che non mi riconosce.
Mi dicono che sto bene, che questa nuova me é migliore e affascinante.
Io non mi sento cambiata, io mi sento me stessa.
Io mi sento quella che sono sempre stata, ma che nessuno vedeva perché era sotto strati di goffaggine e timidezza.
Che ci sono ancora, ma ho imparato a gestire e a mostrare solo a chi li sa apprezzare.
Perché io sono quella che mangia sei fette di Bunet a casa di Maria.
Quella che riesce a fare dieci macchie diverse con una marmellata da 15 grammi (vero Giu?) o che cade dal letto da sola e sbatte contro il muro.
Quella che cambia umore che sembra Gollum.
Quella che si trincera dietro un muro di conoscenza e di misantropia perché certi giorni non ce la fa e tutto la urta.
Sono sempre così, nei secoli fedele.
L’involucro è un po’ più bellino, sì.
Un po’ più smagliante e sfavillante.
Ma immagino che la maggior parte della gente veda solo quello, nevvero?

Se i Maya fossero venuti davvero.

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Se i Maya fossero venuti davvero (come se i Maya l’Apocalisse se la portassero nel taschino, pronta per l’uso), molte cose – positive e negative – non sarebbero successe e non succederebbero.

Per esempio:

– il blog di Flavia Vento non esisterebbe più (sento cori di Alleluja)

– un certo politico non si sarebbe nuovamente candidato a premier nonostante rischi di essere mandato in prigione per uno dei suoi tanti crimini ( e nemmeno il più grosso eh)

– non avrei preso la tosse (io ooooooodio la tosse)

– non avrei visto la replica di Una poltrona per due per la seicentomilionesima volta

MA

– non avrei la possibilità di vedere la mia nuova nipotina Nicole (domaniiiii)

– non avrei la possibilità di salire sulla mia nuova macchinina (*_*)

– non starei qui a guardarmi la replica dello speciale di Natale di Doctor Who con Kyle Minogue (Love Dr Tennant)

– non potrei giochinare col Kobo che è il regalissimo di compleanno fatto da sorellacoibaffi

– non starei progettando mille milioni di viaggi per andare a trovare tutte le mie pucciosotte ❤

E insomma, nonostante la situazione sia frustrante politicamente parlando e c’ho sempre quel pensierino su Londra che mi solletica il cervello, i Maya hanno fatto bene a non venire.

Al massimo potevano venire, ma invece dell’Apocalisse potevano portare il torrone. Tutt’al più il pandoro.

P.s. Ma seriamente c’è gente che ha dato credito ad un calendario dove nel mezzo c’è uno che fa la linguaccia?

P.p.s. Non avrei dovuto guardare lo speciale di Natale di Doctor Who, è una di quelle puntatone da pianto. E io non ho i fazzoletti, merde.

Allons-y, Alonso!

Happy Birthday to me! (ma ci si fa gli auguri da sola?)

“- Allora, ti sei divertita?
– Così, così.
– Hai visto il metrò?
– No.
– E che cosa hai fatto?
– Sono invecchiata.”

R.Queneau – Zazie dans le metrò

[Su, almeno per oggi vogliamoci bene.]

Io mi auguro che questi 27 anni siano meglio dei 26, che possa finalmente trovare il mio spazio, che mi liberi di certi pesi morti attuali e del passato.

Mi auguro di conoscere ancora più gente meravigliosa e di mandare a cagare quella che se lo merita.

Mi auguro di essere più forte e di imparare dai mie errori.

Mi auguro la serenità e la soddisfazione.

Mi auguro di realizzare i miei sogni e di farne di nuovi.

happy birthday to me

Da Narnia con amore #15

E’ arrivato l’inverno tutto di un botto.
Fino all’altro giorno ci crogiolavamo in un luminoso autunno, fatto di toni aranciato e meravigliosi.
Con l’inverno mi sento addosso tutta la nostalgia dell’estate, delle splendide vacanze avute.
Mi sento un po’ sola, perché la maggior parte delle persone che amo sono lontane.
Ma va così, alla fine l’ho scelta io questa vita raminga.
Solo che non riesco a capacitarmi di aver trovato così poche persone interessanti in questa terra desolata (seppur bellissima).
O forse sono solo molto snob.
Non lo so.
Pensiamo a cose belle: ho una nuova nipotina!
Non sono proprio sua zia, ma visto e considerato che io ed Elena ci conosciamo da più di vent’anni è come se lo fossi davvero.
Giro per l’università vestita da aiutante di Babbo Natale (e mi si smagliano le calze), ma non vi posso dire perché. Muta!
Mangio cioccolato come se non ci fosse un domani. Ops.

Nutella per consolazione

Nutella per consolazione

Autunno ad Urbino

Autunno ad Urbino

Lucy in the sky

Lucy in the sky

Maledette calze che si smagliano

Maledette calze che si smagliano

Ineluttabilità del fato aka inquietudine

Ineluttabilità del fato aka inquietudine

Anna Karenina, Diana Vreeland e le cose al contrario.

  1. Quest’anno ho un serio feticismo per i colli di pelliccia (finta): felpe pelose, gilet pelosi, maglioni pelosi, cappucci pelosi. Ho persino un cappotto con uno di quei colli alla Anna Karenina e giuro che non lo sapevo che sta per uscire il film. Io li chiamo i miei procioni o i miei orsi a seconda di come gira. Ah sì. Oggi indosso un orso.
  2. Dopo la lezione su Diana Vreeland mi sono fissata con le unghie rosse, perché lei le portava sempre così in omaggio alle principesse cinesi. Sarà che ho queste unghie lunghissime come non mi capita mai, ma il rosso mi sembra il colore migliore in questo momento. E, poi, lo sapevate che la rappresentazione dei colori associati agli elementi varia da cultura a cultura, ma il rosso è ovunque il colore del fuoco? (spiegazioni culturali per indossare un colore socialmente associato alle donne di malaffare)
  3. Ho scoperto che respiravo al contrario. Cioè la mia insegnante di Pilates mi ha fatto presente che, per far sì che lezioni servano a qualcosa, quando inspiro devo gonfiare la pancia e quando espiro sgonfiarla. Un’epifania.
  4. Oggi a lezione di teoria del colore ho scoperto che i colori sono al contrario. Il bianco, riflettendo tutta la luce, è in realtà all’interno nero e viceversa, il nero, assorbendo la luce, è in realtà bianco. Lo disse Herr Professor. Ordunque la mia candidissima pelle cadaverica è in realtà una meravigliosa pelle color ebano. Mi sento meglio.
  5. Sono stata rimproverata perché quando esco dalla doccia non mi asciugo i piedi prima di poggiarli sul tappetino del bagno. (WTF?!?)
  6. La missione Macaron Rosa per ora è fallimentare. Non mi arrenderò fino a che non ce l’avrò fatta.
Collo di pelliccia aka mi sento Anna Karenina

Collo di pelliccia aka mi sento Anna Karenina

Unghie rosse alla Diana Vreeland
Unghie rosse alla Diana Vreeland

Disastro

Perché, alla fine della fiera, io sarò sempre quella che si mette lo smalto e poi va a ritirare i panni dallo stendino, rovinandolo tutto.

@Mykoize

Non ce n’è, uno ad un certo punto si deve rassegnare.
Per quanto possa ammantarmi di un’aura da donna-sicura-di-sé-che-sa-dove-sta-andando, resterò sempre e comunque un Disastro.

Una di quelle che si sbrodola quando mangia, che la sera si addormenta vestita sul divano, che inciampa nei suoi stessi piedi.

Quella che davanti a qualcosa di buono fa gli occhi da cucciolo, quella che ti tratta male perché ti vuole bene, quella che fa finta di essere felice, quella che non riesce ad infilare una frase senza incespicarsi.

Sarò sempre quella che ama stare in compagnia, ma é anche misantropia allo stato puro, quella che non si stanca mai delle persone che ama, ma che ammazzerebbe la gente volentieri.

Quella che la mattina si sveglia e sente che non ce la fa.

Non é facile essere me, ma non riesco a levarmi dalla testa, che prima o poi ne varrà la pena.

Happy Birthday G.!

Happy Birthday G.

G. mi va di chiamarti G.
Che fa un po’ Gossip Girl, ma chissenefrega, tanto io può.
Io sono quella col procione finto attorno al collo, no?
Giuro che ci ho provato a mandarti un regalo, mi sono indaffarata a cercare un fiorista che ti mandasse girasoli a casa.
Mi avresti odiato e poi ti saresti butta per terra a ridere.
Oppure una pianta di aloe eh? che dici?
Ma niente, non ci sono più i fioristi di una volta e pare che per i girasoli non sia stagione, o maledetti.
E quindi eccomi qui a scrivere un post del cavolo come regalo.
E’ un po’ come quelle magliette tipo “Il mio amico è andato alle Maldive e tutto quello che mi ha portato è questa stupida maglietta”.
Però da qui è tutto quello che posso fare.
E leggevo il tuo post stamattina sul circo e ci pensavo.
Ci pensavo in continuazione che io poi non sono nient’altro che una pagliaccia, una con le unghie rosse e il collo di procione, ma sempre pagliaccia.
Con un bel sorriso dipinto sul viso (Rouge Chanel, of course).
Ma sempre una pagliaccia sono.
Ci vuole molto più coraggio a camminare sulla fune come fai tu.
Che poi ogni tanto vacilli, ma è solo l’altezza e non guardare giù che passa tutto.
E non guardare giù che poi vedi la mia faccia da pagliaccia col sorriso finto e gli occhi tristi.
Buon compleanno, mio piccolo girasole.
Non farti fregare dall’altezza e dagli sguardi del pubblico.
Tu su quella fune non ci sai camminare, ci sai danzare!

io e giu in Sardegna

Io e Giu in Sardegna

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